Ernesto Di Battista

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Dalla finestra

Di Gustavo Mistrorigo

Sorride scanzonato ed amaro per il superiore disincanto della consapevolezza.Apparentemente contraddittorio, sempre
pronto nell'approfondire una tesi umana, politica, religiosa, ma con l'occhio e il cuore rivolti ad un suo imprescindibile  messaggio interiore: quello dell'arte Arte come pittura,
vecchia amante che si può non frequentare per qualche tempo. ira a cui sempre si ritorna perche mai ce' stato tradirnento e qualunque scappatella risulterebbe piccola ed immorale. Ernesto Di Battista approdò nel vicentino una sera di
ventisette anni fa. Faceva parte di un gruppo di tre persone.Venivano da Milano con Giorgio Temolo, trascinatore di uomini ed eventi.
Erano le tre di notte e, di fronte ad un fuoco che mai si spegneva, inconsapevoli, eravamo ad attenderli.il luogo era un vecchio roccolo in collina dove si spartivano entusiasmi e vino e dove, all'antica fiamma, nascevano i pensieri e si
creavano le idee. Di Battista, entrando da quella porta, scelse
la strada più difficile a cui non avrebbe più rinunciato.Sin da allora non aveva la sicurezza delle folli affermazioni della gioventù, ed questa "insicurezza della verità" che lo accompagnerà negli anni futuri Perché la ricerca della verità e
la contestazione continua delle mete prefissate gi verità. Ed Ernesto contestatore nato, non accetta l'ortodossia, la canonizzazione di una corrente o di un artista. Il rifiuto
condizione necessaria per una nuova ricerca,per il
superamento e quindi il miglioramento stesso. In questa impostazione di vita, in questa incrollabile fede non ce' posto
per i compromessi ne per l'inserimento etico o pratico nella
società che ci circonda. La sua coerenza e la mia individualità stanno nel mai finito impegno di invenzione e realizzazione artistica. Riconosciamo infatti Di Battista per un segno, per una lunghezza di colore per un taglio in un quadro di oggi e in quello di allora. Le esperienze sono state diverse e strade ne ha percorse tante.
Milano primo sofferto amore, Spagna, Parigi, Ginevra, anni, di addii e sempre il ritorno. Perché il fondamento di una vita e tirare i remi in barca. E l'esame finale.
Qui ci sono le radici. La famiglia antica e il vecchio Abruzzo; a Vicenza la famiglia nuova e il lavoro di sempre. Stabile creazione.
Ricordo Ernesto quando gestiva una galleria. Nel suo vagabondare, spesso vi sostava Giorgio Temolo. Quando entrava, sempre li trovavo in accanite e interminabili discussioni. Giorgio insisteva ma Ernesto non demordeva. Ed ecco, prima di una presunta lite, si taceva d'incanto il silenzio. Giorgio scrollava le spalle, Ernesto sorrideva calmo e dissacratorio, e si usciva d'intesa per subito entrare nel bar di fronte a ordinare tre rossi. La sera stessa ricominciavano.

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Ernesto Di Battista


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Il tiranno