Ritrovo degli artisti, il Giamaica a Milano

 

Giamaica 2007

Dopo molti anni passati in giro per il mondo mi è capitato giorni addietro di tornare nel quartiere di Brera e di prendere un caffè al Giamaica, piccolo bar ormai famoso in tutto il mondo per essere stato ritrovo di artisti a Milano soprattutto negli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso, ma gia negli anni venti la piccola latteria collezionava personaggi di rilievo, si racconta che Benito Mussolini sostava nel locale e che i conti delle consumazioni sono ancora da saldare.

Nel dopo guerra diventò punto di riferimento di tutti gli artisti che arrivavano a Milano a cercare fortuna, e nel sessantuno vi approdai anche io con la solita valigia di cartone legato con lo spago.

Naturalmente anch’io e i miei amici di allora avevamo da mamma Lina un trattamento a dir poco benevolo, salvo quando la sera si doveva chiudere, la Maria che era la barista doveva usare la scopa per mandarci via.

Al Giamaica si poteva incontrare Carrà, Soffici, Quasimodo, e tanti altri artisti e intellettuali poeti della prima metà del novecento, poi cerano i più giovani Migneco, Brindisi, Crippa, Manzoni e Dova

Si passava il tempo a chiacchierare e giocare a carte oltre che bere ovviamente, tutti i frequentatori del Giamaica sembravano eternamente sbronzi alcuni erano sbronzi da alcol altri lo erano da qualcosa che doveva accadere, cioè; diventare grande artista o grande poeta, che per molti non è mai accaduto perchè era solo una sbronza che alimentava i grandi progetti.

In realtà i grandi protagonisti del quartiere di Brera e del Giamaica non erano i pochi che in qualche modo sono poi giunti a una notorietà o si sono affermati, ma tutta una folla di visionari e personaggi stravaganti che ormai più nessuno ricorda, che costituiva il tessuto portante di un ambiente ormai irripetibile, mi viene in mente un personaggio incredibile, perchè lavorammo per qualche tempo alla coca cola come artisti decoratori; Giovanni Fra era figlio naturale di mamma piemontese ben piantato in terra con uno sguardo un pò strabico con una forza emotiva e artistica eccezionali, si faceva il giro delle cantine cavalli sui navigli che voleva dire bere almeno quaranta bicchieri di bianco.

Altri personaggi incredibili che sbarcavano il lunario con altrettanto incredibili trovate in una Milano dove le serate finivano all’alba e a volte continuavano il giorno dopo, come quella volta che Boldrini e io prendemmo un taxsi per andare ad Abbiategrasso e il tassita rimase con noi tre giorni e diventò socio delle nostre vendite a un collezionista.

L’altro giorno entrando al Giamaica mi e parso di entrare in un locale di lusso rispetto a quegli anni sessanta (come tutto il quartiere ormai) con le foto di qualche personaggio dell’epoca più o meno noti, naturalmente tutti scomparsi o trasferiti in luoghi un po’ defilati presumibilmente ancora vivi, lontani dai Panteon come si addice ai veri artisti di un secolo inquieto, post avanguardia, post moderno e forse anche post se stessi.

Ma è un altro secolo!

Ernesto Di Battista